lunedì 20 febbraio 2017

Il pastore d'Islanda di Gunnar Gunnarsson

Riesco finalmente ha trovare il tempo e il giusto stato mentale per mettermi al pc a scrivere. E' un periodo un po' così. Se da un lato, mi sono ripresa dopo la frattura della caviglia, dall'altro il resto della mia vita continua ad essere incasinato. Ho tanti, troppi pensieri e preoccupazioni per la testa, continuo a non stare bene, il tempo si è drasticamente ridotto da quando lavoro in biblioteca e, nei pochi, momenti in cui potrei mettermi a scrivere non ci riesco proprio. Non sono dell'umore, ho troppe cose per la testa che mi distraggono, sono stanca e non ho la forza fisicamente per stare al pc a scrivere. Spero passi in fretta, tutto quanto. Perché sono stanca. Tanto stanca, di tutto. 
In questi giorni però, cercando di incastrare i libri nella libreria, mi è capitato in mano Il pastore d'Islanda di Gunnarsson, che avevo letto in dicembre, e mi sono messa a rileggerlo. E mi ha fatto bene. Era il libro giusto, al momento giusto. Così ho deciso di parlarvene oggi. 

Il pastore d'Islanda di Gunnar Gunnarsson 
Iperborea - 2016 
15,00 
Il Natale può essere festeggiato in tanti modi, ma Benedikt ne ha uno tutto suo: ogni anno la prima domenica d’Avvento si mette in cammino per portare in salvo le pecore smarrite tra i monti, sfuggite ai raduni autunnali delle greggi. Nessuno osa sfidare il buio e il gelo dell’inverno islandese per accompagnarlo nella rischiosa missione, o meglio nessun uomo, perché Benedikt può sempre contare sull'aiuto dei suoi due amici più fedeli: il cane Leó e il montone Roccia. Comincia così il viaggio dell’inseparabile terzetto, la «santa trinità», come li chiamano in paese, attraverso l’immenso deserto bianco, contro la furia della tormenta che morde le membra e inghiotte i contorni del mondo, cancellando ogni certezza e ogni confine tra la terra e il cielo. È qui che Benedikt si sente al suo posto, tra i monti dove col tempo ha sepolto i suoi sogni insieme alla paura della morte e della vita, nella solitudine che è in realtà «la condizione stessa dell’esistenza», con il compito cui non può sottrarsi e che porta avanti fiducioso, costi quel costi, in un continuo confronto con gli elementi e con se stesso, per riconquistare un senso alla dimensione umana.
È questo il compito dell'uomo, forse l'unico al mondo: trovare una soluzione. Non darsi per vinto. Rivoltarsi contro il pungolo, per quanto sia tagliente, perfino contro quello della morte, fino al giorno in cui gli penetrerà il cuore. Ecco il compito dell'uomo.
Il pastore d'Islanda è considerato il vero canto di Natale in patria. E in effetti non c'è momento più adatto per la lettura se non quello natalizio. Non solo per l'ambientazione e lo spazio temporale occupato dalla storia, ma anche perché il racconto di questo viaggio diventa una parabola universale sui valori e la convivenza tra esseri viventi. 
Un lungo racconto di estrema semplicità, una storia classica: un uomo di fronte alla forza della natura.
Gunnarsson ci propone la storia di Benedikt, uomo semplice che, da ormai ventisette anni, nel periodo dell'avvento affronta il terribile buio e freddo islandese per recuperare le pecore sfuggite alla conta dei periodi autunnali. Insieme a lui i due inseparabili amici: il cane Leò e il montone Roccia. 
A guidarlo in questa imprese, pericolosa e difficile, è il suo senso di responsabilità. L'autore non ci offre soltanto l'esposizione di fatti ed eventi, ma anche una serie di riflessioni sulla vita e sulla natura intima dell'uomo. Benedikt si trova ad affrontare la paura della morte e della brevità della vita, la solitudine e la forza della natura, le condizioni atmosferiche creatrici e distruttrici di vita. 
Ci propone questo viaggio come riflessione, sulla vita, su di noi e sul mondo.
Anche i due compagni di viaggio vengono tratteggiati nelle loro caratteristiche individuali: Roccia, serio, cupo, ma affidabile e Leò un po' burlone. Insieme a Benedikt vanno a costituire una specie di santa trinità. Ed è anche qui che il libro si presta a diversi piani di lettura. Può essere vista come una semplice ode all'inverno, ma anche come una parabola di ispirazione cristiana; ambientata durante l'avvento, nell'arco di sette giorni, con un protagonista capace di comprendere spontaneamente il vero senso del messaggio cristiano. 
La trama essenziale, lascia spazio alla prosa armoniosa e poetica, in grado di restituire i glaciali paesaggi spazzati dalla neve che cala sul paesaggio come una coperta. Le descrizioni atmosferiche caratterizzano alla perfezione l'intero racconto, riuscendo a coinvolgere ancora di più il lettore. 
Un inno di soave e rara bellezza nei confronti della natura e della consapevolezza di sé. 
Ma continuavano a camminare. Perché mettendo un piede davanti all'altro, nella giusta direzione, non si può che avanzare.
★★★+
A presto,
Ari♥
credits photo: Konsta Punkka

4 commenti:

  1. Questo libro mi attira moltissimo e ti ringrazio di averlo recensito così bene! Me lo procurerò certamente, almeno per il prossimo Natale! ;-) e per il periodo... mentre descrivi come ti senti, mi sembra quasi di rileggere di me, qualche tempo fa. Credo sia inevitabile che questi periodi "no" accadano... ti auguro di superarlo presto, nel frattempo sopporta e vedrai che tornerà il sereno ad un certo punto!

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    1. Sono felice che ti sia piaciuta la recensione, è un libro davvero molto bello e particolare. Se lo leggi fammi sapere cosa ne pensi :)
      Spero davvero tanto che migliorino le cose, in generale, sono stati mesi abbastanza pesanti e comincio a sentirne il peso.
      Ma passerà :)

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  2. Beh, non sembra malaccio questo libro! :)
    Lo metto nella mia wishlist!

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    1. E' molto bello e poetico :)
      Se lo leggi fammi sapere cosa ne pensi! :)

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