martedì 18 ottobre 2016

L'altra figlia di Annie Ernaux

Ciao a tutti! Come vi avevo accennato nei post precedenti, parteciperò al gruppo di lettura della Biblioteca e il libro scelto è L'altra figlia di Annie Ernaux. Una lettura molto breve e intensa che tiene incollati alle pagine fino alla fine. Non so se vorrò leggere altro di questa autrice, nonostante mi sia piaciuto molto lo stile e la scrittura, mi ha lasciato un senso di profonda angoscia? malessere? 
Ogni libro ha il suo tempo per essere letto, forse troveranno il loro momento anche gli altri della Ernaux. Detto ciò vi lascio alla recensione e torno ad immergermi nel lavoro in biblioteca (che mi sta piacendo un sacco) 

L'altra figlia di Annie Ernaux
L'Orma Editore
81 pagine
8,50
In un’assolata domenica d’estate una bambina ascolta per caso una conversazione della madre, e la sua vita cambia per sempre: i geni- tori hanno avuto un’altra figlia, morta ancora piccola due anni prima che lei nascesse. È una rivelazione che diviene lo spartiacque di un’infanzia, segna il destino di una donna e di una scrittrice, e infiamma l’intensa prosa di questo romanzo breve. «Per lasciarsi alle spalle il fuori fuoco del vissuto» Annie Ernaux intraprende una lettera impossibile a quella sorella sconosciuta. Rivivono così i sensi di colpa e i moti d’orgoglio, le curiosità taciute e le inconfessabili gelosie, il peso del confronto e il privilegio di essere amata. Ancora una volta la grande autrice francese intesse una prodigiosa corrispondenza di sensi tra vivi e morti, scolpendo in una scrittura perfetta la storia di una relazione fragile, preziosa e irrimediabile come ogni esistenza umana.

Io non scrivo perché tu sei morta. Tu sei morta perché io scriva.
Questo brevissimo libro è in realtà una lunga lettera che la destinataria non potrà mai leggere. 
Annie Ernaux infatti scrive rivolta alla sorella nata e morta prima di lei, mai conosciuta e della cui esistenza viene a conoscenza in modo casuale. 
In un pomeriggio estivo, Annie carpisce una conversazione della madre in cui parla della sorellina morta due anni prima della nascita dell'autrice: si chiamava Ginette, è morta a sei anni a causa di un'epidemia di difterite. E' così che Ginette compare nella vita di Annie. In casa ci sono pochissime foto della sorella, non si parla mai di lei, quasi nessun ricordo, nessun aneddoto. La cosa che la sconvolge maggiormente è il fatto che i genitori aveva in programma di avere un solo figlio a causa della situazione economica in cui versavano, per cui se Ginette non fosse morta Annie non sarebbe nata.
La Ernaux non incolpa mai i genitori per non averle parlato di lei, ma si sente continuamente messa a confronto con la sorella scomparsa. Lei era quella buona e gentile, la santa, mentre Annie era la quella disobbediente e ribelle, l'altra figlia. Vorrebbe che dimenticassero la sorellina, ma non si dimentica un figlio morto. 
Una lunga missiva in cui la Ernaux cerca di fare pace con i fantasmi del passato e con se stessa. Rincorrendo l'ombra della sorella mai conosciuta, si riavvicina alla figura della madre. L'intera confessione è tarata sul non-detto: i genitori che non le raccontano mai in tutta la vita della sorella, lei che non chiederà mai apertamente nulla sulla sorella. Perché non dir loro che sapeva? Per proteggersi o per proteggerli? Un velo di tristezza ricopre le pagine di questo racconto di vita familiare su cui grava il non detto e la presenza di una grande assente. 
La vastità della mia vita, ottenuta in eterno a discapito della tua, mi sommerge.
Con poche pagine l'autrice mette a nudo quello provato da bambina nel venire a sapere, per caso, di aver avuto una sorella, ma soprattutto di quello che questa scoperta comporterà nella sua vita. Una vita segnata da un continuo paragonarsi alla sorella buona, santa, mai vissuta. Un senso di dolore mai sopito e amaro tormento che guiderà ogni decisione della sua vita, una vita segnata da un fantasma troppo ingombrante e che si ritrova a emergere quasi per difetto, secondo l'autrice.
Ma è davvero così? Due genitori possono preferire il figlio scomparso prematuramente a quello avuto dopo la sua morte? Un genitore non dimentica un figlio morto, ve lo posso assicurare personalmente. Ma ciò non vuol dire che il figlio arrivato dopo sia un mero rimpiazzo di cui ci si accontenta, semmai è il dono della vita che continua e dell'amore di due persone. 
Non rimprovero loro niente. I genitori di un figlio morto non sanno ciò che il loro dolore fa a quello vivo.
L'autrice passa la sua vita a sentirsi inferiore, a sentirsi l'altra figlia, quella nata per rimpiazzare la sorella. Dubito che nella realtà, nei pensieri dei genitori fosse davvero così. Se vi fosse stato un dialogo aperto, un confronto, come sarebbe stata la sua vita?
La scrittura della Ernaux è chirurgica e mirata, pulita che mira dritto al cuore del lettore. L'intera lettura è permeata da questo velo di tristezza e di angoscia quasi soffocante, si percepisce il malessere di una verità taciuta per troppo tempo.  
★★★+
A presto,
Ari 

Credits photo: 
Arianna Bordignon
The red balloon photography

2 commenti:

  1. Solo il nome di Annie Ernaux mette soggezione, perché sei consapevole di andare incontro a roba tosta. Solo che la curiosità è dura da scorticare. Per cui ti sono debitrice Ari: questo libro mi sembra un buon trampolino di lancio.

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    Risposte
    1. E' tosto, anche se breve.
      Non so se e quando riuscirò a leggere gli altri della Ernaux.

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